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Quando un impianto si può considerare a norma?

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Per rispondere a questa domanda, considerato che nelle nostre abitazioni e nei luoghi di lavoro gli impianti esistono “da sempre”, occorre fare un viaggio nel tempo attraverso l’evoluzione della normativa in materia. Alla base di tutto si pone il concetto della “regola d’arte”, ossia quell’insieme di tecniche dettate per l’esecuzione di un determinato genere di lavoro, considerate dai più corrette. L’espressione “i più” si riferisce proprio alla categoria professionale a cui appartiene il soggetto che esegue la lavorazione. Un’opera eseguita a regola d’arte è tale se il risultato prodotto è un manufatto sicuro e utilizzabile secondo l’uso programmato. Nell’esecuzione di opere professionali o artigianali, la regola d’arte va sempre rispettata quale dovere di diligenza ai sensi dell’art. 1176 del c.c.

Al fine di meglio definire quell’insieme di tecniche sono state introdotte negli anni leggi, decreti e norme tecniche di riferimento (CEI). Nella nostra libreria in azienda conserviamo testi e manuali tecnici dal 1955.

La rivoluzione della legge 46 del 1990

Significativo è il passo fatto con la legge 46 del 1990: per la prima volta infatti, la legge determinò l’obbligo di possesso di requisiti tecnico-professionali per tutti coloro che maneggino tali impianti. Inoltre, la legge dispone che la redazione di ogni progetto per l’installazione, là dove considerato obbligatorio, la trasformazione e l’ampliamento degli impianti, sia esclusiva competenza di professionisti iscritti in albi professionali.

Sempre la L. 46/90 istituiva l’obbligo della Dichiarazione di Conformità rilasciata dall’installatore al committente per ogni nuova installazione o modifica dell’impianto esistente. Dichiarazione che, come abbiamo visto, oltre a costituire garanzia e assunzione di responsabilità dell’installatore è un documento necessario per le richieste di abitabilità, di agibilità e nelle pratiche di Prevenzione Incendi.

Ancora, la L. 46/90 dichiarava l’obbligo dell’adeguamento degli impianti esistenti entro i tre anni dalla propria entrata in vigore.

Requisiti di un impianto a norma

Se quindi la specificità della materia la riserviamo ai professionisti, in questa sede ci sembra opportuno indicare al pubblico, in linea generale, quelli che erano i requisiti tecnici di impianto a norma:

  • Sono dotati di sezionamento e protezione contro le sovracorrenti all’origine dell’impianto;
  • Se sono dotati di protezione contro i contatti diretti;
  • Se sono dotati di protezione contro i contatti indiretti o protezione con interruttore differenziale.

Vediamo quindi che, al di là delle caratteristiche tecniche, l’attenzione del legislatore era orientata a garantire la sicurezza degli impianti elettrici nuovi ed esistenti.

Il passo successivo ci ha portati all’attuale normativa: l’impianto elettrico risulta essere a norma quando dichiarato conforme alla regola d’arte il base al DM 37/08 che riprende i temi della 46/90 in merito ai requisiti professionali per installazione e progetto, ribadisce l’obbligo della Dichiarazione di Conformità per gli impianti realizzati dopo la sua entrata in vigore e fornisce l’ulteriore strumento della Dichiarazione di Rispondenza per gli impianti esistenti prima della marzo 2008 e dopo il 1990.

Qui vorrei sottolineare un concetto: il legislatore prevede la dichiarazione di rispondenza solo per gli impianti realizzati nel periodo di vigenza della L. 46/90 in quanto quelli precedente avrebbero dovuto adempire alla messa a norma entro i 3 anni dall’entrata in vigore e quindi dotati di Dichiarazione di Conformità in base alla 46/90.

Per gli impianti installati dall’entrata in vigore del DM 37/08 nessuna sanatoria. Ogni impianto deve essere accompagnato dalla Dichiarazione di Conformità rilasciata dall’installatore pena una sanzione pecuniaria per Committente e Installatore fino a 10.000 euro.

Il riferimento normativo ai nostri giorni

Per la parte tecnica il riferimento ad oggi è dato dalle norma CEI 64-8 in vigore dal 2012 e in continuo aggiornamento sia per tener conto dell’evoluzione tecnologica sia per allineare i contenuti tecnici dei documenti internazionali: standard tecnici e prestazioni minime obbligatorie, efficienza energetica, scelta dei componenti e dei cavi elettrici, prescrizioni di sicurezza sono alcuni degli argomenti trattati più di recente.

Novità più interessante per il cittadino, che diventa così responsabile della scelta, è l’identificazione di tre livelli di dotazione per gli impianti:

  • Livello 1: definisce, in base alla superficie di una casa e al tipo di locale interessato (la dotazione della cucina è diversa da quella della camera da letto), un numero minimo di punti luce e punti presa, così come un numero minimo di circuiti installati.
  • Livello 2: che richiede lo stesso numero dei dispositivi del livello 1 e l’aggiunta di un sistema di controllo dei carichi capace di scollegare un singolo apparecchio in caso di superamento pur mantenendo l’energia nell’abitazione.
  • Livello 3: si parte dalle prescrizioni del livello 2 e, con l’aggiunta della domotica, si raggiunge la capacità di gestire attraverso l’impianto elettrico almeno quattro delle seguenti funzionalità: controllo dei carichi; gestione della temperatura; impianto di sorveglianza antintrusione; sistema rilevazione fumi e/o gas; automazione di serrande; remote control via mobile; impianto hi-fi diffuso.

In caso di compravendita di immobili

Prima del 2008, la normativa prevedeva l’obbligo di trasferire la documentazione relativa alla conformità degli impianti e il libretto di uso e manutenzione al nuovo proprietario, oltre alla clausola di garanzia con cui il vecchio proprietario si assumeva la responsabilità della funzionalità e della sicurezza degli impianti. Con l’art. 35 del decreto legge 112/08, questi obblighi sono stati abrogati: al momento, in caso di rogito, il venditore non è obbligato a dichiarare l’eventuale conformità degli impianti.

Rimane però una prassi in uso e necessaria la dove la tipologia dell’immobile lo richieda (per esempio edifici destinati alle attività). E’ anche importante ricordare che l’esistenza o meno della Dichiarazione di Conformità è presa in considerazione nel momento della determinazione del prezzo di vendita e che per gli immobili di nuova costruzione è indispensabile al fine della richiesta di agibilità.

Detto tra noi, dichiarazione di conformità degli impianti: sempre!

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