Archivi mensili:giugno 2018

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In un articolo precedente  abbiamo già parlato diffusamente degli impianti di allarme, in questo ci soffermeremo solo sugli allarmi perimetrali.

Che cos’è un allarme perimetrale

Un allarme perimetrale è una delle migliori soluzioni per proteggere la vostra abitazione. Come dice il nome, l’allarme perimetrale sorveglia il perimetro di una proprietà, edificio o giardino che sia, grazie a sensori disposti sugli infissi o per delimitare il perimetro. Gli allarmi perimetrali segnalano l’intrusione all’interno dello spazio delimitato, inviando un segnale alla centralina dell’impianto e facendo scattare quindi la sirena o le chiamate a seconda di come sia composto e studiato il vostro impianto.

L’errore più comune è pensare che tutti gli edifici e le abitazioni abbiano bisogno degli stessi impianti di allarme perimetrali. Ogni allarme ha bisogno di una fase di studio e progettazione fatta da tecnici esperti che possano individuare i punti deboli di un edificio e quindi ricercare la soluzione ideale per proteggerlo.

In genere i sistemi di allarme perimetrale si distinguono in due macro categorie in base alla presenza o meno dei fili. L’allarme perimetrale via filo prevede la stesura filare (almeno 4 fili) di tutti i cavi necessari. Questa soluzione è abbastanza dispendiosa anche se era l’unica tecnologia disponibile fino a poco tempo fa. L’allarme perimetrale wireless (o senza fili) permette la comunicazione tra i vari dispositivi tramite la tecnologia wi-fi, permettendo anche di aggiungere ulteriori dispositivi ad un impianto già esistente in caso di necessità. Il ricevitore universale si installa vicino la centralina di allarme, permettendo di collegare senza fili tutti i singoli sensori, fino a 9 elementi.

Quali sono le tipologie di allarmi perimetrali?

Al momento esistono in commercio quattro tipologie di allarmi perimetrali, usati a seconda degli edifici e delle specifiche necessità:

  • Barriera a microonde: adatto per l’installazione in zone con visibilità ridotta, nebbiose o piovose. Funziona grazie all’installazione di colonnine lungo il perimetro e rileva il passaggio di persone all’interno dell’area da proteggere.
  • Sensori a infrarossi: utilizza però le barriere a infrarossi invece delle microonde per rilevare il passaggio all’interno del perimetro.
  • Sensori interrati: questo sistema permette di interrare completamente l’impianto di allarme perimetrale.
  • Cavo microfonico o a fibra ottica: in realtà si tratta di due sistemi di allarme perimetrale Con cavo microfonico si intende una serie di sensori posizionati su recinzioni metalliche. Qualora qualcosa dovesse sfiorare la rete, i sensori invierebbero un segnale sonoro ai cavi in modo da decifrare la situazione e, se necessario, far scattare l’allarme. Il cavo a fibra ottica ha un funzionamento simile al precedente ma attiva l’allarme quando uno dei fili della rete metallica viene reciso.

A seconda di ogni specifica necessità, i tecnici altamente qualificati di G.B.Capelli sapranno consigliarvi e illustrare tutte le soluzioni più adatte al vostro caso, contattaci per scoprire cosa possiamo offrirti!

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Trasformare il proprio cancello in un cancello automatizzato è una scelta di comodità e sicurezza. Prima di fare questo passo, è giusto avere informazioni corrette e rivolgersi a installatori competenti in modo da poter esaudire le proprie curiosità e rispondere al meglio alle proprie esigenze.

Noi di G.B.Capelli abbiamo raccolto le domande più utili da rivolgere all’installatore per fugare ogni dubbio e avere la certezza di ricevere il miglior servizio.

E siccome a tutto c’è una soluzione, queste valgono sia se il cancello è già esistente, sia se di nuova costruzione.

Il mio cancello, da un punto di vista meccanico, è adatto a essere motorizzato?

E Sì. Occorre iniziare proprio da qui.  Applicare una forza a una struttura in cattive condizioni o non idonea può implicare malfunzionamenti o peggio ancora danni a cose o persone. Ogni cancello, ogni portone, è unico: bisogna valutare gli spazi e il cancello stesso per capire quale sia il miglior modo per automatizzarlo. Occorre considerare la robustezza della struttura, la solidità degli ancoraggi, l’esistenza di adeguati franchi di sicurezza sui punti critici di movimento e di battuta e, se necessario, procedere al miglioramento di questi particolari.

Per i cancelli costruiti dopo il 1/05/2005 è essenziale la Dichiarazione di Conformità del costruttore ai sensi della UNI 13241-1 oppure UNI 13241-2016.

In mancanza di una predisposizione per il motore (o i motori), saranno necessari lavori per portare la corrente al cancello ed eventuali opere murarie per la posa dei sistemi interrati.

Nel caso di cancello a battente, quali solo le differenze tra un sistema a braccio e un sistema interrato?

Un sistema a braccio è costituito da un attuatore applicato all’anta del cancello; lavoro in trazione dell’anta e per questo motivo sono adatti ad ante relativamente corte e leggere. Un sistema interrato trasmetto il movimento direttamente sull’asse di rotazione dell’anta ottimizzando lo sforzo e pertanto in grado di movimentare ante anche più lunghe e pesanti. Esistono in commercio tanti sistemi con caratteristiche differenti ed è pertanto indispensabile un’esperta valutazione nella loro scelta.

Secondo quali criteri si sceglie la motorizzazione più adatta?

Come già detto esistono tanti sistemi di motorizzazione in commercio. Oltre a valutare il dimensionamento dei meccanismi in base alle dimensioni e al peso del cancello è molto importante prendere in considerazione il tipo di utenza, il numero di manovre giornaliere e la loro ripartizione nelle varie fasce orarie; per esempio un sistema che indica come capacità di lavoro 30 manovre giornaliere, non sarà in grado di effettuare queste 30 manovre nell’arco di un’ora.

Dal punto di vista estetico, cosa cambierà una volta istallati tutti i componenti della motorizzazione?

Anche questa è una domanda importante da fare se avete a cuore l’estetica del vostro ingresso. Un sistema interrato è sempre meno visibile di un sistema a braccio; un sistema con le sicurezze intrinseche è più discreto di un sistema che necessita l’applicazione per esempio di coste sensibili. Affidarsi poi a un installatore esperto, in grado di offrire soluzioni personalizzate, può rendere ancora più discreta l’installazione dell’impianto garantendo funzionalità e sicurezza con il minore impatto estetico.

Le fotocellule sono dispositivi di sicurezza?

Ottima domanda! La comune fotocellula è da considerarsi un dispositivo di cortesia in grado di gestire, come un vigile, il traffico sul cancello consentendo tempi di pausa del movimento e la richiusura automatica. Possono essere definite dispositivi di sicurezza solo quelle fotocellule certificate conformi alla norma UNI 12978 che presentano requisiti anche di resistenza al guasto.

Quante fotocellule bisogna installare perché in cancello sia a norma?

Il cancello motorizzato non è definito a norma in base al numero di fotocellule installate bensì in base all’esistenza di dispositivi di protezione delle aree critiche. Sarà l’installatore in sede di sopralluogo, a verificare le necessità del singolo cancello ai fini della rispondenza normativa.

Il radiocomando è un dispositivo sicuro o può essere clonabile?

Per evitare di vedersi clonare il radiocomando è importante optare per sistemi a codice variabile (rolling code) che vengono programmati in modo univoco e irripetibile tramite appositi apparecchi.

Il lampeggiante è obbligatorio?

Il montaggio del lampeggiante è a discrezione dell’installatore, il quale valuterà i rischi per la sicurezza in caso di assenza del lampeggiante. È sempre consigliato installarlo quando il cancello si affaccia direttamente su passaggio pubblico (strada o marciapiede) e quando è utilizzato da molte persone (per esempio condomini, aziende, etc.)

A fine lavoro, quali documenti mi rilascerà?

Secondo la Direttiva Macchine, l’installatore è tenuto a rilasciare i seguenti documenti:

  • la dichiarazione CE di conformità;
  • il manuale d’uso e manutenzione;
  • il registro delle manutenzioni.

L’impianto e i suoi componenti sono coperti da garanzia?

Certo, sia l’impianto che i suoi componenti hanno una garanzia che varia in base ai produttori. Inoltre è possibile programmare interventi di manutenzione ordinaria con il vostro installatore.

Qual è la durata di una motorizzazione per cancelli?

Tutto dipende dal tipo di automazione che viene applicata al vostro cancello e dall’uso che viene fatto dello stesso. Ogni caso è differente. Per questo motivo è sempre di fondamentale importanza la scelta della motorizzazione più adatta ed essere adeguatamente informati delle caratteristiche prestazionali dell’automazione proposta.

La durata dell’impianto varia in base al numero di manovre effettuate?

Effettivamente sì. Per questo motivo è importante che l’installatore valuti il dimensionamento dell’impianto anche in base all’uso previsto. Ed è un attimo fare grandi numeri: un’auto che esce il mattino e rientra la sera effettua 4 manovre; c’è chi entra ed esce più volte e poi ci sono le moto, le biciclette!  Ci sono sistemi commercialmente definiti per “uso residenziale”, normalmente da destinarsi alle mono utenze, e sistemi destinati a “uso intensivo” e “ciclo continuo” per le realtà con utenze più grandi.

A chi mi devo rivolgere in caso di guasto?

Questa è una domanda importante: ci sono installatori che seguono cliente e impianto nella loro vita e altri che demandano ai centri di assistenza delle case produttrici. Cosa cambia? In termini di reperibilità e celerità della prestazione cambia moltissimo. Noi di G.B. CAPELLI garantiamo a tutti i nostri clienti l’intervento entro le 24h lavorative.

Quali saranno i costi di manutenzione dell’impianto?

Non è facile quantificare i costi di manutenzione che possono variare secondo il tipo di impianto e l’utilizzo. Certo è che garantire al proprio impianto (trattasi sempre di macchine in movimento) un servizio di manutenzione programmata mette al riparo dal rischio che le usure ordinarie si trasformino, se trascurate, in danni più onerosi o guasti improvvisi e a garantire lunga vita all’impianto stesso.

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Per rispondere a questa domanda, considerato che nelle nostre abitazioni e nei luoghi di lavoro gli impianti esistono “da sempre”, occorre fare un viaggio nel tempo attraverso l’evoluzione della normativa in materia. Alla base di tutto si pone il concetto della “regola d’arte”, ossia quell’insieme di tecniche dettate per l’esecuzione di un determinato genere di lavoro, considerate dai più corrette. L’espressione “i più” si riferisce proprio alla categoria professionale a cui appartiene il soggetto che esegue la lavorazione. Un’opera eseguita a regola d’arte è tale se il risultato prodotto è un manufatto sicuro e utilizzabile secondo l’uso programmato. Nell’esecuzione di opere professionali o artigianali, la regola d’arte va sempre rispettata quale dovere di diligenza ai sensi dell’art. 1176 del c.c.

Al fine di meglio definire quell’insieme di tecniche sono state introdotte negli anni leggi, decreti e norme tecniche di riferimento (CEI). Nella nostra libreria in azienda conserviamo testi e manuali tecnici dal 1955.

La rivoluzione della legge 46 del 1990

Significativo è il passo fatto con la legge 46 del 1990: per la prima volta infatti, la legge determinò l’obbligo di possesso di requisiti tecnico-professionali per tutti coloro che maneggino tali impianti. Inoltre, la legge dispone che la redazione di ogni progetto per l’installazione, là dove considerato obbligatorio, la trasformazione e l’ampliamento degli impianti, sia esclusiva competenza di professionisti iscritti in albi professionali.

Sempre la L. 46/90 istituiva l’obbligo della Dichiarazione di Conformità rilasciata dall’installatore al committente per ogni nuova installazione o modifica dell’impianto esistente. Dichiarazione che, come abbiamo visto, oltre a costituire garanzia e assunzione di responsabilità dell’installatore è un documento necessario per le richieste di abitabilità, di agibilità e nelle pratiche di Prevenzione Incendi.

Ancora, la L. 46/90 dichiarava l’obbligo dell’adeguamento degli impianti esistenti entro i tre anni dalla propria entrata in vigore.

Requisiti di un impianto a norma

Se quindi la specificità della materia la riserviamo ai professionisti, in questa sede ci sembra opportuno indicare al pubblico, in linea generale, quelli che erano i requisiti tecnici di impianto a norma:

  • Sono dotati di sezionamento e protezione contro le sovracorrenti all’origine dell’impianto;
  • Se sono dotati di protezione contro i contatti diretti;
  • Se sono dotati di protezione contro i contatti indiretti o protezione con interruttore differenziale.

Vediamo quindi che, al di là delle caratteristiche tecniche, l’attenzione del legislatore era orientata a garantire la sicurezza degli impianti elettrici nuovi ed esistenti.

Il passo successivo ci ha portati all’attuale normativa: l’impianto elettrico risulta essere a norma quando dichiarato conforme alla regola d’arte il base al DM 37/08 che riprende i temi della 46/90 in merito ai requisiti professionali per installazione e progetto, ribadisce l’obbligo della Dichiarazione di Conformità per gli impianti realizzati dopo la sua entrata in vigore e fornisce l’ulteriore strumento della Dichiarazione di Rispondenza per gli impianti esistenti prima della marzo 2008 e dopo il 1990.

Qui vorrei sottolineare un concetto: il legislatore prevede la dichiarazione di rispondenza solo per gli impianti realizzati nel periodo di vigenza della L. 46/90 in quanto quelli precedente avrebbero dovuto adempire alla messa a norma entro i 3 anni dall’entrata in vigore e quindi dotati di Dichiarazione di Conformità in base alla 46/90.

Per gli impianti installati dall’entrata in vigore del DM 37/08 nessuna sanatoria. Ogni impianto deve essere accompagnato dalla Dichiarazione di Conformità rilasciata dall’installatore pena una sanzione pecuniaria per Committente e Installatore fino a 10.000 euro.

Il riferimento normativo ai nostri giorni

Per la parte tecnica il riferimento ad oggi è dato dalle norma CEI 64-8 in vigore dal 2012 e in continuo aggiornamento sia per tener conto dell’evoluzione tecnologica sia per allineare i contenuti tecnici dei documenti internazionali: standard tecnici e prestazioni minime obbligatorie, efficienza energetica, scelta dei componenti e dei cavi elettrici, prescrizioni di sicurezza sono alcuni degli argomenti trattati più di recente.

Novità più interessante per il cittadino, che diventa così responsabile della scelta, è l’identificazione di tre livelli di dotazione per gli impianti:

  • Livello 1: definisce, in base alla superficie di una casa e al tipo di locale interessato (la dotazione della cucina è diversa da quella della camera da letto), un numero minimo di punti luce e punti presa, così come un numero minimo di circuiti installati.
  • Livello 2: che richiede lo stesso numero dei dispositivi del livello 1 e l’aggiunta di un sistema di controllo dei carichi capace di scollegare un singolo apparecchio in caso di superamento pur mantenendo l’energia nell’abitazione.
  • Livello 3: si parte dalle prescrizioni del livello 2 e, con l’aggiunta della domotica, si raggiunge la capacità di gestire attraverso l’impianto elettrico almeno quattro delle seguenti funzionalità: controllo dei carichi; gestione della temperatura; impianto di sorveglianza antintrusione; sistema rilevazione fumi e/o gas; automazione di serrande; remote control via mobile; impianto hi-fi diffuso.

In caso di compravendita di immobili

Prima del 2008, la normativa prevedeva l’obbligo di trasferire la documentazione relativa alla conformità degli impianti e il libretto di uso e manutenzione al nuovo proprietario, oltre alla clausola di garanzia con cui il vecchio proprietario si assumeva la responsabilità della funzionalità e della sicurezza degli impianti. Con l’art. 35 del decreto legge 112/08, questi obblighi sono stati abrogati: al momento, in caso di rogito, il venditore non è obbligato a dichiarare l’eventuale conformità degli impianti.

Rimane però una prassi in uso e necessaria la dove la tipologia dell’immobile lo richieda (per esempio edifici destinati alle attività). E’ anche importante ricordare che l’esistenza o meno della Dichiarazione di Conformità è presa in considerazione nel momento della determinazione del prezzo di vendita e che per gli immobili di nuova costruzione è indispensabile al fine della richiesta di agibilità.

Detto tra noi, dichiarazione di conformità degli impianti: sempre!

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Quando affidi l’installazione o la modifica dell’impianto elettrico (che sia casa, ufficio o azienda), come fai a esser certo che il lavoro sia stato eseguito correttamente?

Che cosa ti garantisce che l’installatore abbia lavorato nel rispetto delle norme?

Il decreto ministeriale 37/2008 disciplina la realizzazione, la manutenzione e la progettazione degli impianti negli edifici e stabilisce l’obbligatorietà della Dichiarazione di conformità, rilasciata dall’impresa installatrice a fine lavoro.  (LINK ARTICOLO 19). E nel caso non ti venisse consegnata, il tuo diritto a richiederla.

Vediamo ora da cosa è composto il documento di conformità

Abbiamo detto che la Dichiarazione di Conformità (o più semplicemente DI.CO.) deve essere rilasciata dall’impresa esecutrice a conclusione del lavoro di installazione o di modifica dell’impianto elettrico. Il documento deve essere accompagnato da alcuni allegati obbligatori:

  • Il progetto dell’impianto realizzato;
  • La relazione che raccoglie un elenco dei materiali utilizzati, con eventuali marchi e certificati di prova;
  • La copia della visura della camera di commercio dell’impresa che ha effettuato i lavori dalla quale si evincono le abilitazioni professionali.

Nel caso in cui la dichiarazione si riferisca alla modifica dell’impianto esistente, essa riguarderà solamente la parte oggetto di modifica pur tenendo conto dell’impianto nella sua globalità in termini di corretto funzionamento e sicurezza.

E che cos’è la DI.RI.?

Il decreto 37/08 chiarisce anche che nel caso in cui la dichiarazione di conformità non sia reperibile, ed esclusivamente per impianti realizzati prima dell’entrata in vigore del decreto stesso (22 gennaio 2008) è ammesso che un tecnico o professionista abilitato che eserciti la professione da almeno 5 anni produca, dopo un accurato sopralluogo, una Dichiarazione di Rispondenza vale a dire una dichiarazione che confermi la corrispondenza dell’impianto alle norme di riferimento valide al momento dell’installazione dello stesso, che erano il principio della “regola d’arte” (che trova fondamento giuridico in molti articoli del Codice Civile) fino al 5 marzo 1990 e “regola d’arte + L.46/90” fino al 21 gennaio 2008.

Nessuna sanatoria è prevista per gli impianto realizzati dal 2008 (quindi in regime di D. 37/08) sprovvisti di Dichiarazione di Conformità.

A cosa servono DI.CO. e DI.RI.?

Oltre alla principale funzione di tutelare il committente dei lavori garantendogli che l’impresa abbia operato – con assunzione di responsabilità – nel rispetto delle norme vigenti, la Dichiarazione di Conformità e la Dichiarazione di Rispondenza diventano necessari quando:

  • Si vuole allacciare una nuova utenza per gas, luce o acqua;
  • Si richiede il certificato di agibilità;
  • Viene richiesto dai Vigili del Fuoco per gli adempimenti in materia di prevenzione incendi.
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