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Sappiamo bene che fare casa implica pensare a tante cose, a volte anche al più piccolo dettaglio, e può richiedere molto del tuo tempo.

Anche questo è parte dell’investimento che stai facendo ed è giusto che porti buoni frutti.

Affinchè tu sia ampiamente soddisfatto dell’impianto elettrico che andremo a realizzare per te, ti poniamo qualche domanda. Ti aiuteremo a fare mente locale sulle tue esigenze attuali e a porre uno sguardo anche su quelle prevedibili di un prossimo futuro.

Con una planimetria alla mano, osserva e annota oppure disegna le tue risposte:

nel corridoio, nell’ingrasso o nelle anticamere, dove prevedi mettere dei mobili? quante e quali luci vuoi avere (centrale oppure diffusa)?

Nel salotto: dove metterai il divano? il mobile e la televisione? ci sarà un tavolo da pranzo sul quale desideri un lampadario? Dove? Vuoi che l’intensità luminosa sia regolabile? Desideri delle prese comandate (sono quelle alle quali puoi attaccare per esempio una lampada stelo da accendere comodamente da un interruttore a parete), da dove vuoi accenderle?

In cucina, oltre alla luce principale, prevedi faretti o un abbassamento? Che tipo di elettrodomestici avrai (lavastoviglie, forno, frigorifo e freezer, microonde, depuratore dell’acqua) e dove saranno collocati? Utilizzerai un piano cottura a gas o a induzione? dove sarà?

Nelle camere dove sarà/saranno i letti?  l’armadio sarà illuminato al suo interno?

Pensa anche al bagno e alla lavanderia: quali apparecchi hanno bisogno di elettricità (vasca idromassaggio, doccie multigetto, sauna…lavatrice, asciugatrice)?

La climatizzazione, l’automazione delle tapparelle, l’impianto di allarme …la domotica, l’aspirazione centralizzata, il comando da remoto …ti interessano?

Cominci a vederci più chiaro e a sentirti a tuo agio nella tua futura casa, vero?

Porta con te il disegno con i tuoi appunti il giorno che definiremo per la tracciatura e, sii pronto, forse qualche domanda ancora te la faremo.

se invece le domande vuoi porle tu, contattaci  info@gbcapelli.it

 

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Porte basculanti su misura

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Abbiamo parlato diffusamente in questo articolo dei portoni basculanti come di una soluzione ingegnosa sia per gli edifici industriali che per gli edifici ad uso domestico.

Ricollegandoci a questo discorso, in pratica si tratta di una serranda che si solleva con grande fluidità e semplicità, grazie al movimento dei contrappesi o delle molle poste ai lati della struttura. La possibilità di avere un portone basculante debordante o non debordante, la semplicità nel renderlo oggetto di design estetico soprattutto per le vostre abitazioni e, non ultima, la facile automazione per aprirlo senza sforzi, lo rendono uno dei portoni più usati, diffusi e scelti.

Stiamo parlando di un portone che dona sia sicurezza che affidabilità con il vantaggio di avere centinaia e centinaia di varianti sulla personalizzazione. Il concetto che più interessa e che riguarda la personalizzazione, è il fatto che G. B. Capelli possa realizzare per i propri clienti portoni basculanti su misura. Per la nostra natura professionale prevediamo una fase di studio per consigliare ai nostri clienti le migliori soluzioni che possano soddisfare le diverse esigenze relative alle diverse casistiche che si possono incontrare.

Venite a scoprire sul nostro sito le diverse soluzioni che proponiamo per il vostro portone basculante automatizzato, potrete apprezzare il design dei portoni da noi selezionati, la loro affidabilità certificata e garantita. Aggiungiamo poi la disponibilità e l’esperienza del nostro personale che vi seguirà con competenza e affabilità.

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Che cos’è un portone industriale a libro

Un portone industriale a libro è un serramento concepito per usi prevalentemente industriali che, grazie la sua composizione a sezioni verticali,  consente di coprire aperture molto ampie.

Noi di G. B. Capelli consigliamo l’adozione di questo tipo di portoni per usi industriali, dove nella necessità di ottimizzare gli spazi, anche su grandi aperture, può risultare un vantaggio.

Oltre la pura funzionalità

I nuovi trend vogliono che anche le fabbriche e le aziende non siano solo più funzionali luoghi di lavoro ma anche edifici piacevoli alla vista. Il portone industriale a libro è una soluzione pratica che permette di adattarsi anche alle diverse esigenze estetiche e armonizzare i diversi edifici.

La particolare apertura dei portoni industriali a libro permette di ripiegarsi su se stesso, occupando un minimo spazio con la totale apertura e lasciando maggiori spazi rispetto ad altri tipi di portoni. Inoltre, in base alle diverse esigenze, questo tipo di portone industriale può avere o meno la guida a terra.

I portoni industriali a libro hanno la possibilità inoltre di essere dotati di porte e di oblò in modo da garantire un facile accesso pedonale e una buona illuminazione.

Vantaggi dei portoni industriali a libro

I portoni a libro sono i più utilizzati in ambito industriale in quanto hanno diversi punti di forza che collimano con le esigenze delle aziende:

  • L’ingombro è minimo;
  • Lo scorrimento è ottimale;
  • È attuabile un’apertura parziale;
  • La manutenzione è ridottissima;
  • Sono sicuri e affidabili;
  • Sono molto silenziosi in apertura e chiusura;
  • Sono coibentati;
  • Possono essere movimentati manualmente o con motorizzazione.

Portoni industriali a libro G. B. Capelli

A seconda delle diverse aziende e delle differenti necessità di ogni cliente, G. B. Capelli offre un ventaglio di soluzioni personalizzate e personalizzabili che comportano il miglior risultato per il cliente. Il portone industriale a libro può essere una delle soluzioni alternative al portone sezionale o ai portoni basculanti.

In ogni caso, qualunque sia la vostra scelta, la qualità dei nostri prodotti, la competenza del nostro staff e l’esperienza maturata in oltre 50 anni di lavoro sul campo, ci permettono di consigliarvi per il meglio. Venite a visitare il nostro sito e richiedete un preventivo: troveremo la soluzione più adatta alle vostre necessità.

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Se nell’articolo precedente  abbiamo descritto gli allarmi perimetrali, con questo vogliamo rispondere alle domande che a noi di G.B.Capelli vengono poste più frequentemente.

Quali sono i vantaggi di un allarme perimetrale?

Un antifurto perimetrale è un sistema di allarme o dissuasione che protegge case, giardini ma anche fabbriche o negozi dalle intrusioni non volute. Tra i suoi punti di forza c’è sicuramente la possibilità di essere sempre attivo, che voi siate o meno in casa e la capacità di essere un allarme totalmente nascosto agli occhi degli eventuali malintenzionati. La possibilità di essere senza fili lo rende uno strumento molto utile e versatile per la protezione delle vostre proprietà e non ha nessun ostacolo, funzionando benissimo sia in luoghi molto grandi che in zone più circoscritte.

Un allarme perimetrale può essere manomesso?

Come tutti i tipi di allarme, il timore più comune è che anche l’allarme perimetrale possa essere manomesso. Gli allarmi moderni sono dotati di sistemi di sicurezza e protezione che permettono loro di dare l’allarme in caso di tentata manomissione.

L’allarme si spegne in caso di blackout?

Assolutamente no. I singoli dispositivi sono dotati di una batteria ausiliaria che continua ad alimentare il dispositivo in caso di interruzione dell’energia elettrica per blackout o manomissione dei fili della corrente.

Un animale domestico può impedire il corretto funzionamento di un allarme?

L’antifurto perimetrale ha la caratteristica di poter essere attivato anche solo parzialmente. Questo significa che si può lasciare un passaggio aperto per il proprio animale domestico, mantenendolo attivo sulle altre zone. Alcuni allarmi inoltre, sono in grado di riconoscere il passaggio di un animale o di una persona, attivandosi solo quando necessario.

Quanto costano gli allarmi perimetrali?

Come ogni cosa, dipende dalla situazione e dalla necessità. Il costo del singolo sensore varia in base al tipo di tecnologia utilizzata. L’investimento per l’impianto dipende dal numero di dispositivi utilizzati, dallo spazio da proteggere, dell’incidenza della mano d’opera per l’istallazione e la progettazione.

L’impianto di allarme è articolato e va installato da professionisti del settore come noi di G.B.Capelli che possano decidere quanti e quali sensori posizionare e dove è meglio posizionarli, quindi non è una di quelle operazioni che si prestano al fa da te.

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In un articolo precedente  abbiamo già parlato diffusamente degli impianti di allarme, in questo ci soffermeremo solo sugli allarmi perimetrali.

Che cos’è un allarme perimetrale

Un allarme perimetrale è una delle migliori soluzioni per proteggere la vostra abitazione. Come dice il nome, l’allarme perimetrale sorveglia il perimetro di una proprietà, edificio o giardino che sia, grazie a sensori disposti sugli infissi o per delimitare il perimetro. Gli allarmi perimetrali segnalano l’intrusione all’interno dello spazio delimitato, inviando un segnale alla centralina dell’impianto e facendo scattare quindi la sirena o le chiamate a seconda di come sia composto e studiato il vostro impianto.

L’errore più comune è pensare che tutti gli edifici e le abitazioni abbiano bisogno degli stessi impianti di allarme perimetrali. Ogni allarme ha bisogno di una fase di studio e progettazione fatta da tecnici esperti che possano individuare i punti deboli di un edificio e quindi ricercare la soluzione ideale per proteggerlo.

In genere i sistemi di allarme perimetrale si distinguono in due macro categorie in base alla presenza o meno dei fili. L’allarme perimetrale via filo prevede la stesura filare (almeno 4 fili) di tutti i cavi necessari. Questa soluzione è abbastanza dispendiosa anche se era l’unica tecnologia disponibile fino a poco tempo fa. L’allarme perimetrale wireless (o senza fili) permette la comunicazione tra i vari dispositivi tramite la tecnologia wi-fi, permettendo anche di aggiungere ulteriori dispositivi ad un impianto già esistente in caso di necessità. Il ricevitore universale si installa vicino la centralina di allarme, permettendo di collegare senza fili tutti i singoli sensori, fino a 9 elementi.

Quali sono le tipologie di allarmi perimetrali?

Al momento esistono in commercio quattro tipologie di allarmi perimetrali, usati a seconda degli edifici e delle specifiche necessità:

  • Barriera a microonde: adatto per l’installazione in zone con visibilità ridotta, nebbiose o piovose. Funziona grazie all’installazione di colonnine lungo il perimetro e rileva il passaggio di persone all’interno dell’area da proteggere.
  • Sensori a infrarossi: utilizza però le barriere a infrarossi invece delle microonde per rilevare il passaggio all’interno del perimetro.
  • Sensori interrati: questo sistema permette di interrare completamente l’impianto di allarme perimetrale.
  • Cavo microfonico o a fibra ottica: in realtà si tratta di due sistemi di allarme perimetrale Con cavo microfonico si intende una serie di sensori posizionati su recinzioni metalliche. Qualora qualcosa dovesse sfiorare la rete, i sensori invierebbero un segnale sonoro ai cavi in modo da decifrare la situazione e, se necessario, far scattare l’allarme. Il cavo a fibra ottica ha un funzionamento simile al precedente ma attiva l’allarme quando uno dei fili della rete metallica viene reciso.

A seconda di ogni specifica necessità, i tecnici altamente qualificati di G.B.Capelli sapranno consigliarvi e illustrare tutte le soluzioni più adatte al vostro caso, contattaci per scoprire cosa possiamo offrirti!

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Trasformare il proprio cancello in un cancello automatizzato è una scelta di comodità e sicurezza. Prima di fare questo passo, è giusto avere informazioni corrette e rivolgersi a installatori competenti in modo da poter esaudire le proprie curiosità e rispondere al meglio alle proprie esigenze.

Noi di G.B.Capelli abbiamo raccolto le domande più utili da rivolgere all’installatore per fugare ogni dubbio e avere la certezza di ricevere il miglior servizio.

E siccome a tutto c’è una soluzione, queste valgono sia se il cancello è già esistente, sia se di nuova costruzione.

Il mio cancello, da un punto di vista meccanico, è adatto a essere motorizzato?

E Sì. Occorre iniziare proprio da qui.  Applicare una forza a una struttura in cattive condizioni o non idonea può implicare malfunzionamenti o peggio ancora danni a cose o persone. Ogni cancello, ogni portone, è unico: bisogna valutare gli spazi e il cancello stesso per capire quale sia il miglior modo per automatizzarlo. Occorre considerare la robustezza della struttura, la solidità degli ancoraggi, l’esistenza di adeguati franchi di sicurezza sui punti critici di movimento e di battuta e, se necessario, procedere al miglioramento di questi particolari.

Per i cancelli costruiti dopo il 1/05/2005 è essenziale la Dichiarazione di Conformità del costruttore ai sensi della UNI 13241-1 oppure UNI 13241-2016.

In mancanza di una predisposizione per il motore (o i motori), saranno necessari lavori per portare la corrente al cancello ed eventuali opere murarie per la posa dei sistemi interrati.

Nel caso di cancello a battente, quali solo le differenze tra un sistema a braccio e un sistema interrato?

Un sistema a braccio è costituito da un attuatore applicato all’anta del cancello; lavoro in trazione dell’anta e per questo motivo sono adatti ad ante relativamente corte e leggere. Un sistema interrato trasmetto il movimento direttamente sull’asse di rotazione dell’anta ottimizzando lo sforzo e pertanto in grado di movimentare ante anche più lunghe e pesanti. Esistono in commercio tanti sistemi con caratteristiche differenti ed è pertanto indispensabile un’esperta valutazione nella loro scelta.

Secondo quali criteri si sceglie la motorizzazione più adatta?

Come già detto esistono tanti sistemi di motorizzazione in commercio. Oltre a valutare il dimensionamento dei meccanismi in base alle dimensioni e al peso del cancello è molto importante prendere in considerazione il tipo di utenza, il numero di manovre giornaliere e la loro ripartizione nelle varie fasce orarie; per esempio un sistema che indica come capacità di lavoro 30 manovre giornaliere, non sarà in grado di effettuare queste 30 manovre nell’arco di un’ora.

Dal punto di vista estetico, cosa cambierà una volta istallati tutti i componenti della motorizzazione?

Anche questa è una domanda importante da fare se avete a cuore l’estetica del vostro ingresso. Un sistema interrato è sempre meno visibile di un sistema a braccio; un sistema con le sicurezze intrinseche è più discreto di un sistema che necessita l’applicazione per esempio di coste sensibili. Affidarsi poi a un installatore esperto, in grado di offrire soluzioni personalizzate, può rendere ancora più discreta l’installazione dell’impianto garantendo funzionalità e sicurezza con il minore impatto estetico.

Le fotocellule sono dispositivi di sicurezza?

Ottima domanda! La comune fotocellula è da considerarsi un dispositivo di cortesia in grado di gestire, come un vigile, il traffico sul cancello consentendo tempi di pausa del movimento e la richiusura automatica. Possono essere definite dispositivi di sicurezza solo quelle fotocellule certificate conformi alla norma UNI 12978 che presentano requisiti anche di resistenza al guasto.

Quante fotocellule bisogna installare perché in cancello sia a norma?

Il cancello motorizzato non è definito a norma in base al numero di fotocellule installate bensì in base all’esistenza di dispositivi di protezione delle aree critiche. Sarà l’installatore in sede di sopralluogo, a verificare le necessità del singolo cancello ai fini della rispondenza normativa.

Il radiocomando è un dispositivo sicuro o può essere clonabile?

Per evitare di vedersi clonare il radiocomando è importante optare per sistemi a codice variabile (rolling code) che vengono programmati in modo univoco e irripetibile tramite appositi apparecchi.

Il lampeggiante è obbligatorio?

Il montaggio del lampeggiante è a discrezione dell’installatore, il quale valuterà i rischi per la sicurezza in caso di assenza del lampeggiante. È sempre consigliato installarlo quando il cancello si affaccia direttamente su passaggio pubblico (strada o marciapiede) e quando è utilizzato da molte persone (per esempio condomini, aziende, etc.)

A fine lavoro, quali documenti mi rilascerà?

Secondo la Direttiva Macchine, l’installatore è tenuto a rilasciare i seguenti documenti:

  • la dichiarazione CE di conformità;
  • il manuale d’uso e manutenzione;
  • il registro delle manutenzioni.

L’impianto e i suoi componenti sono coperti da garanzia?

Certo, sia l’impianto che i suoi componenti hanno una garanzia che varia in base ai produttori. Inoltre è possibile programmare interventi di manutenzione ordinaria con il vostro installatore.

Qual è la durata di una motorizzazione per cancelli?

Tutto dipende dal tipo di automazione che viene applicata al vostro cancello e dall’uso che viene fatto dello stesso. Ogni caso è differente. Per questo motivo è sempre di fondamentale importanza la scelta della motorizzazione più adatta ed essere adeguatamente informati delle caratteristiche prestazionali dell’automazione proposta.

La durata dell’impianto varia in base al numero di manovre effettuate?

Effettivamente sì. Per questo motivo è importante che l’installatore valuti il dimensionamento dell’impianto anche in base all’uso previsto. Ed è un attimo fare grandi numeri: un’auto che esce il mattino e rientra la sera effettua 4 manovre; c’è chi entra ed esce più volte e poi ci sono le moto, le biciclette!  Ci sono sistemi commercialmente definiti per “uso residenziale”, normalmente da destinarsi alle mono utenze, e sistemi destinati a “uso intensivo” e “ciclo continuo” per le realtà con utenze più grandi.

A chi mi devo rivolgere in caso di guasto?

Questa è una domanda importante: ci sono installatori che seguono cliente e impianto nella loro vita e altri che demandano ai centri di assistenza delle case produttrici. Cosa cambia? In termini di reperibilità e celerità della prestazione cambia moltissimo. Noi di G.B. CAPELLI garantiamo a tutti i nostri clienti l’intervento entro le 24h lavorative.

Quali saranno i costi di manutenzione dell’impianto?

Non è facile quantificare i costi di manutenzione che possono variare secondo il tipo di impianto e l’utilizzo. Certo è che garantire al proprio impianto (trattasi sempre di macchine in movimento) un servizio di manutenzione programmata mette al riparo dal rischio che le usure ordinarie si trasformino, se trascurate, in danni più onerosi o guasti improvvisi e a garantire lunga vita all’impianto stesso.

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Per rispondere a questa domanda, considerato che nelle nostre abitazioni e nei luoghi di lavoro gli impianti esistono “da sempre”, occorre fare un viaggio nel tempo attraverso l’evoluzione della normativa in materia. Alla base di tutto si pone il concetto della “regola d’arte”, ossia quell’insieme di tecniche dettate per l’esecuzione di un determinato genere di lavoro, considerate dai più corrette. L’espressione “i più” si riferisce proprio alla categoria professionale a cui appartiene il soggetto che esegue la lavorazione. Un’opera eseguita a regola d’arte è tale se il risultato prodotto è un manufatto sicuro e utilizzabile secondo l’uso programmato. Nell’esecuzione di opere professionali o artigianali, la regola d’arte va sempre rispettata quale dovere di diligenza ai sensi dell’art. 1176 del c.c.

Al fine di meglio definire quell’insieme di tecniche sono state introdotte negli anni leggi, decreti e norme tecniche di riferimento (CEI). Nella nostra libreria in azienda conserviamo testi e manuali tecnici dal 1955.

La rivoluzione della legge 46 del 1990

Significativo è il passo fatto con la legge 46 del 1990: per la prima volta infatti, la legge determinò l’obbligo di possesso di requisiti tecnico-professionali per tutti coloro che maneggino tali impianti. Inoltre, la legge dispone che la redazione di ogni progetto per l’installazione, là dove considerato obbligatorio, la trasformazione e l’ampliamento degli impianti, sia esclusiva competenza di professionisti iscritti in albi professionali.

Sempre la L. 46/90 istituiva l’obbligo della Dichiarazione di Conformità rilasciata dall’installatore al committente per ogni nuova installazione o modifica dell’impianto esistente. Dichiarazione che, come abbiamo visto, oltre a costituire garanzia e assunzione di responsabilità dell’installatore è un documento necessario per le richieste di abitabilità, di agibilità e nelle pratiche di Prevenzione Incendi.

Ancora, la L. 46/90 dichiarava l’obbligo dell’adeguamento degli impianti esistenti entro i tre anni dalla propria entrata in vigore.

Requisiti di un impianto a norma

Se quindi la specificità della materia la riserviamo ai professionisti, in questa sede ci sembra opportuno indicare al pubblico, in linea generale, quelli che erano i requisiti tecnici di impianto a norma:

  • Sono dotati di sezionamento e protezione contro le sovracorrenti all’origine dell’impianto;
  • Se sono dotati di protezione contro i contatti diretti;
  • Se sono dotati di protezione contro i contatti indiretti o protezione con interruttore differenziale.

Vediamo quindi che, al di là delle caratteristiche tecniche, l’attenzione del legislatore era orientata a garantire la sicurezza degli impianti elettrici nuovi ed esistenti.

Il passo successivo ci ha portati all’attuale normativa: l’impianto elettrico risulta essere a norma quando dichiarato conforme alla regola d’arte il base al DM 37/08 che riprende i temi della 46/90 in merito ai requisiti professionali per installazione e progetto, ribadisce l’obbligo della Dichiarazione di Conformità per gli impianti realizzati dopo la sua entrata in vigore e fornisce l’ulteriore strumento della Dichiarazione di Rispondenza per gli impianti esistenti prima della marzo 2008 e dopo il 1990.

Qui vorrei sottolineare un concetto: il legislatore prevede la dichiarazione di rispondenza solo per gli impianti realizzati nel periodo di vigenza della L. 46/90 in quanto quelli precedente avrebbero dovuto adempire alla messa a norma entro i 3 anni dall’entrata in vigore e quindi dotati di Dichiarazione di Conformità in base alla 46/90.

Per gli impianti installati dall’entrata in vigore del DM 37/08 nessuna sanatoria. Ogni impianto deve essere accompagnato dalla Dichiarazione di Conformità rilasciata dall’installatore pena una sanzione pecuniaria per Committente e Installatore fino a 10.000 euro.

Il riferimento normativo ai nostri giorni

Per la parte tecnica il riferimento ad oggi è dato dalle norma CEI 64-8 in vigore dal 2012 e in continuo aggiornamento sia per tener conto dell’evoluzione tecnologica sia per allineare i contenuti tecnici dei documenti internazionali: standard tecnici e prestazioni minime obbligatorie, efficienza energetica, scelta dei componenti e dei cavi elettrici, prescrizioni di sicurezza sono alcuni degli argomenti trattati più di recente.

Novità più interessante per il cittadino, che diventa così responsabile della scelta, è l’identificazione di tre livelli di dotazione per gli impianti:

  • Livello 1: definisce, in base alla superficie di una casa e al tipo di locale interessato (la dotazione della cucina è diversa da quella della camera da letto), un numero minimo di punti luce e punti presa, così come un numero minimo di circuiti installati.
  • Livello 2: che richiede lo stesso numero dei dispositivi del livello 1 e l’aggiunta di un sistema di controllo dei carichi capace di scollegare un singolo apparecchio in caso di superamento pur mantenendo l’energia nell’abitazione.
  • Livello 3: si parte dalle prescrizioni del livello 2 e, con l’aggiunta della domotica, si raggiunge la capacità di gestire attraverso l’impianto elettrico almeno quattro delle seguenti funzionalità: controllo dei carichi; gestione della temperatura; impianto di sorveglianza antintrusione; sistema rilevazione fumi e/o gas; automazione di serrande; remote control via mobile; impianto hi-fi diffuso.

In caso di compravendita di immobili

Prima del 2008, la normativa prevedeva l’obbligo di trasferire la documentazione relativa alla conformità degli impianti e il libretto di uso e manutenzione al nuovo proprietario, oltre alla clausola di garanzia con cui il vecchio proprietario si assumeva la responsabilità della funzionalità e della sicurezza degli impianti. Con l’art. 35 del decreto legge 112/08, questi obblighi sono stati abrogati: al momento, in caso di rogito, il venditore non è obbligato a dichiarare l’eventuale conformità degli impianti.

Rimane però una prassi in uso e necessaria la dove la tipologia dell’immobile lo richieda (per esempio edifici destinati alle attività). E’ anche importante ricordare che l’esistenza o meno della Dichiarazione di Conformità è presa in considerazione nel momento della determinazione del prezzo di vendita e che per gli immobili di nuova costruzione è indispensabile al fine della richiesta di agibilità.

Detto tra noi, dichiarazione di conformità degli impianti: sempre!

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Quando affidi l’installazione o la modifica dell’impianto elettrico (che sia casa, ufficio o azienda), come fai a esser certo che il lavoro sia stato eseguito correttamente?

Che cosa ti garantisce che l’installatore abbia lavorato nel rispetto delle norme?

Il decreto ministeriale 37/2008 disciplina la realizzazione, la manutenzione e la progettazione degli impianti negli edifici e stabilisce l’obbligatorietà della Dichiarazione di conformità, rilasciata dall’impresa installatrice a fine lavoro.  (LINK ARTICOLO 19). E nel caso non ti venisse consegnata, il tuo diritto a richiederla.

Vediamo ora da cosa è composto il documento di conformità

Abbiamo detto che la Dichiarazione di Conformità (o più semplicemente DI.CO.) deve essere rilasciata dall’impresa esecutrice a conclusione del lavoro di installazione o di modifica dell’impianto elettrico. Il documento deve essere accompagnato da alcuni allegati obbligatori:

  • Il progetto dell’impianto realizzato;
  • La relazione che raccoglie un elenco dei materiali utilizzati, con eventuali marchi e certificati di prova;
  • La copia della visura della camera di commercio dell’impresa che ha effettuato i lavori dalla quale si evincono le abilitazioni professionali.

Nel caso in cui la dichiarazione si riferisca alla modifica dell’impianto esistente, essa riguarderà solamente la parte oggetto di modifica pur tenendo conto dell’impianto nella sua globalità in termini di corretto funzionamento e sicurezza.

E che cos’è la DI.RI.?

Il decreto 37/08 chiarisce anche che nel caso in cui la dichiarazione di conformità non sia reperibile, ed esclusivamente per impianti realizzati prima dell’entrata in vigore del decreto stesso (22 gennaio 2008) è ammesso che un tecnico o professionista abilitato che eserciti la professione da almeno 5 anni produca, dopo un accurato sopralluogo, una Dichiarazione di Rispondenza vale a dire una dichiarazione che confermi la corrispondenza dell’impianto alle norme di riferimento valide al momento dell’installazione dello stesso, che erano il principio della “regola d’arte” (che trova fondamento giuridico in molti articoli del Codice Civile) fino al 5 marzo 1990 e “regola d’arte + L.46/90” fino al 21 gennaio 2008.

Nessuna sanatoria è prevista per gli impianto realizzati dal 2008 (quindi in regime di D. 37/08) sprovvisti di Dichiarazione di Conformità.

A cosa servono DI.CO. e DI.RI.?

Oltre alla principale funzione di tutelare il committente dei lavori garantendogli che l’impresa abbia operato – con assunzione di responsabilità – nel rispetto delle norme vigenti, la Dichiarazione di Conformità e la Dichiarazione di Rispondenza diventano necessari quando:

  • Si vuole allacciare una nuova utenza per gas, luce o acqua;
  • Si richiede il certificato di agibilità;
  • Viene richiesto dai Vigili del Fuoco per gli adempimenti in materia di prevenzione incendi.
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Oleodinamica: il valore della nostra scelta!

Ora che i più curiosi sono stati soddisfatti da queste informazioni tecniche, veniamo ai motivi per cui nel 1963 con il brevetto HYDROMAGIK® per il cancello a battente e nel 1983 con il brevetto IDROSCORREVOLE® per il cancello a scorrere, noi di G.B. Capelli abbiamo scelto di costruire le nostre automazioni utilizzando la tecnologia oleodinamica.

Potete immaginare quanto fosse agli arbori la tecnologia e il settore delle automazione per cancelli agli inizi degli anni ’60. La stessa FAAC, noto marchio commerciale, nacque solo nel 1965. A suo tempo, ognuno interpretò il proprio prodotto, chi più orientato all’industrializzazione della produzione e chi, come noi, orientato invece alla duratura soddisfazione del cliente.

Il nostro brevetto riguardava un particolare sistema di leve, in grado di produrre oltre alla rotazione, anche accelerazione e decelerazione meccanicamente controllata: intuimmo che partenza e arrivo costituivano momenti critici per la sicurezza degli utilizzatori e per il controllo delle sollecitazioni meccaniche. Era già un punto di grande valore, ma non ci siamo accontentati, volevamo di più. Se un motore elettrico offriva spunto e forza, un azionatore oleodinamico ci consentiva anche la possibilità di muovere carichi importanti (800 kg per anta) con regolarità ma soprattutto sensibilità: caratteristica preziosissima per garantire la sicurezza nell’uso e il controllo delle masse in movimento e, in quegli anni… che cancelli! Le soddisfazioni con HYDROMAGIK® erano già tante e per tanti anni ci siamo concentrati sui sistemi per cancelli a battente.

Fino a quando, agli inizi degli anni ’80, riceviamo la richiesta di un cliente che, in seguito a un incidente mortale occorso sul suo cancello scorrevole (motorizzato con attuatore elettromeccanico), aveva valutato le caratteristiche del nostro sistema e deciso di trasformare il proprio ingresso. A lavoro finito, consapevoli di quanta poca sicurezza offrissero gli attuatori elettromeccanici, eravamo più che mai motivati a trasferire il valore della nostra tecnologia anche ai cancelli scorrevoli.

Nel 1983 nacque IDROSCORREVOLE® affidabile e sensibile, unica, allora come oggi, automazione oleodinamica per cancelli scorrevoli.

Col tempo il settore si è evoluto, soprattutto riguardo alla sicurezza che ha imposto l’intervento del legislatore per la definizione di norme tecniche di riferimento (l’attuale Direttiva Macchine e la UNI 12453), alle quali i nostri sistemi hanno risposto senza indugio: “siamo PRONTI!”.

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L’amministratore di condominio è nominato dall’assemblea condominiale.

Il rapporto contrattuale che si instaura è regolato dall’articolo 1129, comma 15 del Codice Civile. La legge 220/2012 specifica una serie di obblighi ai quali ogni amministratore di condominio deve attenersi rigorosamente.

Inoltre, l’articolo 1130 del Codice Civile esplicita altri obblighi per l’amministratore di condominio, oltre a tante altre leggi speciali che lo indicano come garante del rispetto delle norme in materia di prevenzione di incendi o manutenzione degli impianti e in altri diversi campi.

Vediamo ora quali sono le responsabilità e gli obblighi di un amministratore di condominio:

  • Deve eseguire gli adempimenti fiscali;
  • Deve tenere i registri dettagliati della propria gestione;
  • Ha l’obbligo di conservare tutta la documentazione relativa alla propria gestione;
  • Deve redigere il rendiconto condominiale annuale e convocare l’assemblea condominiale per approvarlo entro 180 giorni;
  • L’amministratore è responsabile dei danni ai condomini o a terzi avvenuti nelle aree comuni e/o a causa dei beni del condominio;
  • Ha il dovere di compiere quegli “atti conservativi dei diritti inerenti le parti comuni dell’edificio” e quindi provvedere alla manutenzione e all’adeguamento degli impianti esistenti.
  • Risulta essere responsabile dei danni causati dalla sua negligenza, dal cattivo uso dei suoi poteri e dall’inadempimento dei suoi obblighi legali o regolamentari.

Conseguenze per gli amministratori inadempienti

La legge non prevede un reato proprio per l’amministratore di condominio ma in capo all’amministratore, sussiste la responsabilità penale personale qualora nell’ambito delle sue funzioni commetta dei reati.

Qualora l’amministratore di condominio non svolga correttamente le sue mansioni o provochi danni ai beni comuni, ai condomini o a terze parti, possono essere presi due provvedimenti: la revoca dell’incarico e la denuncia in base agli articoli del Codice Civile.

L’assemblea condominiale, se non soddisfatta dell’operato del proprio amministratore, può procedere, a maggioranza in qualsiasi momento, anche senza giusta causa, alla revoca dell’amministratore. Nel caso in cui emergano gravi irregolarità fiscali o risulti non aperto o non utilizzato il conto corrente intestato al condominio, deve essere convocata l’assemblea prima di procedere alla denuncia alle autorità.

In alcuni casi, la revoca dell’amministratore può essere disposta direttamente dall’autorità giudiziaria e l’assemblea non potrà nominare nuovamente lo stesso amministratore:

  • L’amministratore non rende il conto della propria gestione;
  • Emergono gravi irregolarità fiscali

Qualora all’amministratore sia notificata una citazione può essere revocato ed è tenuto al risarcimento dei danni.

In genere l’inosservanza degli obblighi stabiliti dalla legge può causare:

  • Una responsabilità civile di natura risarcitoria;
  • L’insorgere di una responsabilità penale;
  • La revoca dell’incarico.

In sintesi, il contratto dell’amministratore è il vincolo ai suoi obblighi, qualora dovesse venir meno ai propri obblighi, causi danni ai condomini o a terzi, ne risponderà personalmente.

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